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SEGNALAZIONE DATI ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE D’INVERIGO

PER LA STESURA DEL “PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO”



PRESENTAZIONE

ALLEGATO A



ELENCO DI LEGGI, NORME E LINEE GUIDA

SINTESI DEI PRINCIPI BASILARI DI RIFERIMENTO


INDICE

- Parte prima: LEGISLAZIONE E NORME

A. Origini delle disposizioni: I moventi ed i principi

B Concetti base di Piani e Programmi

C. Principali norme in materia ambientale

a. Leggi di carattere generale

b. Norme su temi specifici di tutela



- Parte seconda: REGOLE PER I PROCESSI DI ANALISI

A. Indirizzi legislativi di base pag. 4.

B. Indirizzi della Regione Lombardia

a. Principali disposizioni

b. Il Piano Territoriale Regionale pag. 5.

c. Disposizioni successive al P.T.R. pag. 7.

C. Il Paesaggio

a. La legislazione esistente

b. Il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale

c. Modalità per la Pianificazione Comunale pag. 8



- Parte terza: LE LINEE GUIDA DELLA REGIONE LOMBARDIA

A I Temi chiave

a. Le Rilevanze Paesistiche

b. Le questioni ambientali pag. 9.

c. I temi socio economici pag. 10.



Allegato

Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12: Legge per il governo del territorio.

(Estratti del testo aggiornato sino alla Legge Regionale 10 marzo 2009, n. 5)


Parte prima

LEGISLAZIONE E NORME





A. ORIGINI DELLE DISPOSIZIONI: I MOVENTI ED I PRINCIPI

DIRETTIVA 2001/42/CE: Valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente.

1. “L'articolo 174 del trattato stabilisce che la politica della Comunità in materia ambientale contribuisce a perseguire gli obiettivi della salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente, della protezione della salute umana e dell'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e che essa deve essere fondata sul principio della precauzione.

L'articolo 6 del trattato stabilisce che le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione delle politiche e delle azioni comunitarie, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile.”

8. “Occorre intervenire a livello comunitario in modo da fissare un quadro minimo per la valutazione ambientale che sancisca i principi generali del sistema di valutazione ambientale e lasci agli Stati membri il compito di definire i dettagli procedurali tenendo conto del principio della sussidiarietà.”

9. “La presente direttiva ha carattere procedurale e le sue disposizioni dovrebbero essere integrate nelle procedure esistenti negli Stati membri o incorporate in procedure specificamente stabilite ….”

10. “Tutti i piani e i programmi preparati per vari settori e che definiscono il quadro di riferimento per la autorizzazione di progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e tutti i piani e i programmi per i quali è stata prescritta la valutazione ai sensi della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, potrebbero avere effetti significativi sull'ambiente, dovrebbero di norma essere oggetto di Valutazione Ambientale Sistematica.”



B CONCETTI BASE DI PIANI E PROGRAMMI.

UE: DIRETTIVE 2003/4/CE e 2003/35/CE, indicano le seguenti nozioni fondamentali:

- a) Finalità: perseguire la miglior tutela ambientale, nella prospettiva di garantire confacenti qualità di vita alle future generazioni, ed evitare di prefiggersi inserimenti urbanistici.

- b) Modalità: adottare la “maggior trasparenza dell’iter decisionale allo scopo di garantire la completezza e l’affidabilità delle informazioni su cui poggia la valutazioneper cui “occorre che le autorità responsabili per l’ambiente ed il pubblico siano consultati durante la valutazione dei piani e dei programmi e che vengano fissate scadenze adeguate per consentire un lasso di tempo sufficiente per le consultazioni, compresa la formulazione di pareri.”

- c) Partecipazione: diretta e programmata del pubblico è condizione vincolante a garanzia della trasparenza e della correttezza dell’informazione.

Il mancato rispetto delle Direttive è inadempienza che ammette ricorso alla Corte di Giustizia UE.





C. PRINCIPALI NORME IN MATERIA AMBIENTALE



a. LEGGI DI CARATTERE GENERALE

  1. D.lgs 490/1999: Testo unico disposizioni legislative in materia beni ambientali e culturali.

  2. D.lgs. 42/2004 (ex leggi 1497/1939, 431/1985): Codice dei beni culturali e del paesaggio; con successive modifiche dei D.lgs. 156/2006, 62/2008 e 63/2008.

  3. D.lgs. 50/2005: Attuazione della Direttiva 96/61/CE sulla Prevenzione dell’inquinamento.

  4. D.lgs. 152/2006: Norme in materia ambientale. Parte IIa: Procedure per VAS e VIA – Parte IIIa: difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche – Parte Va: tutela dell’aria, ecc.

  5. Dpr 184/2006: Regolamento in materia di accesso ai documenti amministrativi.

- Art. 4: “Le modalità di accesso si applicano anche ai soggetti portatori di interessi diffusi o collettivi”.

- Art. 5: [se] “Non risulti l’esistenza di contro interessati il diritto di accesso può essere esercitato in via informale mediante richiesta, anche verbale, all’ufficio dell’amministrazione competente.

  1. D.lgs. 4/2008: Ulteriori disposizioni correttive del D.lgs 152/2006 (sostituisce la Parte IIIa), si estrae:

- Art. 3-ter: Tutti, enti e persone, devono garantire la tutela di ambiente, ecosistemi e patrimoni culturali;

- Art 3-quater: Ogni attività deve conformarsi al Principio dello Sviluppo Sostenibile per garantire che il soddisfacimento dei bisogni attuali non comprometta le qualità di vita delle generazioni future;

- Art 3 sexies: Chiunque, pur senza interesse giuridico rilevante, può accedere alle informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio.



b. NORME SU TEMI SPECIFICI DI TUTELA

1. ACQUE:

2. ARIA: Dpr 203/1988: Attuaz Dir CE su qualità dell’aria, relativamente a specifici agenti inquinanti, ecc.

3. PARCHI REGIONALI. Lr Lomb 30.11.1983, n. 86: Norme per istituzione e gestione di riserve, parchi, ecc.





Parte seconda

REGOLE PER I PROCESSI DI ANALISI



A. INDIRIZZI LEGISLATIVI DI BASE.

a. Direttiva 2001/42/CE: Valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente.

b. D.lgs. n. 4/2008: Ulteriori disposizioni correttive del D.lgs. 152/2006:

Art. 3-bis: Principi sulla produzione del diritto ambientale

l. I principi posti dal presente articolo e dagli articoli seguenti costituiscono i principi generali in tema di tutela dell'ambiente, adottati in attuazione degli articoli 2, 3, 9, 32, 41, 42 e 44, 117 commi 1 e 3 della Costituzione e nel rispetto del Trattato dell'Unione Europea.

2. I principi previsti dalla presente Parte Prima costituiscono regole generali della materia ambientale nell'adozione degli atti normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell'emanazione dei provvedimenti di natura contingibile ed urgente.

Art. 4: Finalità.

3. La Valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la finalità di assicurare che l'attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica. Per mezzo della stessa si affronta la determinazione della Valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali nello svolgimento delle attività normative e amministrative, d’informazione ambientale, di pianificazione e programmazione.

4. In tale ambito:

a) la Valutazione ambientale di piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull'ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.

Art. 5: Definizioni.

t) Consultazione: l’insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del Pubblico Interessato nella Raccolta dei Dati e nella valutazione dei piani, programmi e progetti.

u) Pubblico: una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o gruppi di tali persone.



B. INDIRIZZI DELLA REGIONE LOMBARDIA



a. Elenco delle principali disposizioni

- (*) Validità richiamata dal PTR-PPR (2008).



1. L.R. 11.03.2005, n 12: Legge per il Governo del Territorio.

[Aggiornata a: l.r. 14 marzo 2008, n. 4; l.r. 10 marzo 2009, n. 5. e l.r. 14 luglio 2009, n. 11].



Art. 1 Oggetto e criteri ispiratori:

1. detta le norme di governo del territorio lombardo, definendo forme e modalità di esercizio delle competenze, …. nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento statale e comunitario, nonché delle peculiarità storiche, culturali, naturalistiche e paesaggistiche che connotano la Lombardia.

2. si ispira ai criteri di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione, sostenibilità, partecipazione, collaborazione, flessibilità, compensazione ed efficienza.

3. La Regione , nel rispetto dei principi di cui al comma 1 e dei criteri di cui al comma 2, provvede:

a) alla definizione di indirizzi di pianificazione atti a garantire processi di sviluppo sostenibili;

c) alla diffusione della cultura della sostenibilità. ;

3 bis. La Regione promuove il recupero e la riqualificazione delle aree degradate o dismesse che possono compromettere sostenibilità e compatibilità urbanistica, tutela dell’ambiente e aspetti socio-economici.



Art. 2, comma 5: Il governo del territorio si caratterizza per:

a) la pubblicità e la trasparenza delle attività che conducono alla formazione degli strumenti;

b) la partecipazione diffusa dei cittadini e delle loro associazioni;

c) la possibile integrazione dei contenuti della pianificazione da parte dei privati.

E poi di seguito in particolare gli articoli:- 3) Ruolo della conoscenza - 4) VAS - 19-21) PTR - 55) Riassetto idrogeologico - 76-77) Paesaggistica.



Gli Indirizzi di Pianificazione Comunale sono dettati nel Capo II (art. 6-14) di cui si riportano in sintesi:

Art. 6: Strumenti della pianificazione comunale sono:

- a) il piano di governo del territorio (PGT);

- b) i piani attuativi e gli atti di programmazione negoziata con valenza territoriale.



Art. 7: Il PGT definisce l’assetto dell’intero territorio comunale ed è articolato nei seguenti atti:

- a) il documento di piano;

- b) il piano dei servizi;

- c) il piano delle regole



Art 8: Documento di Piano.

1. Il documento di piano, anche avvalendosi degli strumenti di cui all’articolo 3, definisce:

a) il quadro ricognitivo e programmatorio di riferimento per lo sviluppo economico e sociale del comune, anche sulla base delle proposte dei cittadini singoli o associati e tenuto conto degli atti di programmazione provinciale e regionale, eventualmente proponendo le modifiche o le integrazioni della programmazione provinciale e regionale che si ravvisino necessarie;

b) il quadro conoscitivo del territorio comunale, come risultante dalle trasformazioni avvenute, individuando i grandi sistemi territoriali, il sistema della mobilità, le aree a rischio o vulnerabili, le aree di interesse archeologico e i beni di interesse paesaggistico o storico-monumentale, e le relative aree di rispetto, i siti interessati da habitat naturali di interesse comunitario, gli aspetti socio-economici, culturali, rurali e di ecosistema, la struttura del paesaggio agrario e l’assetto tipologico del tessuto urbano e ogni altra emergenza del territorio che vincoli la trasformabilità del suolo e del sottosuolo, ivi compresi le fasce di rispetto ed i corridoi per i tracciati degli elettrodotti.

c) l’assetto geologico, idrogeologico e sismico, ai sensi dell’articolo 57, comma 1, lettera a).



2. Sulla base degli elementi di cui al comma 1, il documento di piano:

a) individua gli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione che abbiano valore strategico per la politica territoriale, indicando i limiti e le condizioni in ragione dei quali siano ambientalmente sostenibili e coerenti con le previsioni ad efficacia prevalente di livello sovracomunale;

b) determina gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; nella definizione di tali obiettivi il documento di piano tiene conto della riqualificazione del territorio, della minimizzazione del consumo del suolo in coerenza con l’utilizzazione ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche della definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità, nonché della possibilità di utilizzazione e miglioramento dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale, anche a livello sovracomunale.

c) determina, in coerenza con i predetti obiettivi e con le politiche per la mobilità, le politiche di intervento per la residenza, ivi comprese le eventuali politiche per l’edilizia residenziale pubblica, le attività produttive primarie, secondarie e terziarie, ivi comprese quelle della distribuzione commerciale, evidenziando le scelte di rilevanza sovracomunale, in applicazione dell’articolo 15, commi 1 e 2, lettera g);

d) dimostra la compatibilità delle predette politiche di intervento e della mobilità con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione, anche in relazione agli effetti indotti sul territorio contiguo;

e) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, gli ambiti di trasformazione, definendone gli indici urbanistico-edilizi in linea di massima, le vocazioni funzionali e i criteri di negoziazione, nonché i criteri di intervento, preordinati alla tutela ambientale, paesaggistica e storico-monumentale, ecologica, geologica, idrogeologica e sismica, laddove in tali ambiti siano comprese aree qualificate a tali fini nella documentazione conoscitiva;

e bis) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree di cui all’articolo 1, comma 3 bis, determinando le finalità del recupero e le modalità d’intervento, anche in coerenza con gli obiettivi dell’articolo 88, comma 2;

e ter) d’intesa con i comuni limitrofi, può individuare, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree nelle quali il piano dei servizi prevede la localizzazione dei campi di sosta o di transito dei nomadie quater) individua i principali elementi caratterizzanti il paesaggio ed il territorio, definendo altresì specifici requisiti degli interventi incidenti sul carattere del paesaggio e sui modi in cui questo viene percepito

f) determina le modalità di recepimento delle previsioni prevalenti contenute nei piani di livello sovracomunale e la eventuale proposizione, a tali livelli, di obiettivi di interesse comunale;

g) definisce gli eventuali criteri di compensazione, di perequazione e di incentivazione.



Art. 11, comma 5, sull’incentivazione urbanistica esplicita:

Il documento di piano può prevedere, a fronte di rilevanti benefici pubblici, aggiuntivi rispetto a quelli dovuti e coerenti con gli obiettivi fissati, una disciplina di incentivazione, in misura non superiore al 15 per cento della volumetria ammessa, per interventi ricompresi in piani attuativi finalizzati alla riqualificazione urbana e in iniziative di edilizia residenziale pubblica, consistente nell’attribuzione di indici differenziati determinati in funzione degli obiettivi di cui sopra. Analoga disciplina di incentivazione può essere prevista anche ai fini della promozione dell’edilizia bioclimatica e del risparmio energetico, in coerenza con i criteri e gli indirizzi regionali previsti dall’articolo 44, comma 18, nonché ai fini del recupero delle aree degradate o dismesse, di cui all’articolo 1, comma 3 bis, e ai fini della conservazione degli immobili di interesse storico-artistico ai sensi del d.lgs. 42/2004.



- 2. D.C.R. 13.03.2007, n. 8/351: Indirizzi generali perla Valutazione di Piani e Programmi.(P/P)

- Punto 1.0 - Finalità:

1.1 - La Regione e gli enti locali, nell’ambito dei procedimenti di elaborazione ed approvazione dei piani e programmi, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile ed assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente, come previsto della legge per il governo del territorio, provvedono alla valutazione ambientale degli effetti derivanti dall’attuazione dei predetti piani e programmi, in assonanza con i presenti indirizzi generali.

1.2 - I presenti indirizzi sono assunti in attuazione dell’articolo 4 della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 recante “Legge per il governo del territorio” e della direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo.

3.2 - La VAS va intesa come un processo continuo, che si estende lungo tutto il ciclo vitale del P/P. Il significato chiave della VAS è costituito dalla sua capacità di integrare e rendere coerente il processo di pianificazione orientandolo verso la sostenibilità. Una prima forma di integrazione è rappresentata dall’interazione positiva e creativa tra la pianificazione e la valutazione durante tutto il processo di impostazione e redazione del P/P; il dialogo permanente permette aggiustamenti e miglioramenti continui, che si riflettono nel prodotto finale rendendolo molto più consistente e maturo.

4.1 - I P/P elaborati … dagli enti locali ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva, richiamata dal comma 1 dell’articolo 4 della legge per il governo del territorio, come individuati dai successivi punti 4.2 e 4.3, sono soggetti a VAS secondo le modalità previste dal punto 5.0.

5.1 La piena integrazione della dimensione ambientale nella pianificazione e programmazione … nei P/P deve essere effettiva, a partire dalla fase di impostazione fino alla sua attuazione e revisione, sviluppandosi durante tutte le fasi principali del ciclo di vita del P/P

5.6 La VAS costituisce per i P/P parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti di approvazione adottati senza VAS, ove prescritta, sono nulli.

6.0 Processo di partecipazione integrato:

6.1.: La Convenzione di Aarhus ratificata con la Legge 108/200 mettono in risalto la partecipazione del pubblico e, in modo più specifico, il Protocollo UNECE sulla VAS prevede l’allargamento della partecipazione del pubblico a tutto il processo di pianificazione-programmazione”

6.2.: Perché i processi di partecipazione abbiano successo, il Pubblico, non solo singoli cittadini ma anche associazioni, è opportuno sia coinvolto in corrispondenza di diversi momenti del processo. Questi devono essere ben programmati e disporre di risorse economiche.



- 3. D.G.R. 27.12.2007, n. 8/6420: Determinazione delle procedure per la V. A. di Piani e Programmi.

Presenta i “Modello metodologico procedurale e organizzativoper vari tipi di VAS:





b. IL “PIANO TERRITORIALE REGIONALE” (PTR)

Approvato con Dgr 16.01.2008 n. 8/6447, il PTR è costituito da: 1. Presentazione - 2. Documento di piano - 3. Piano paesaggistico - 4. Strumenti operativi - 5. Sezioni tematiche - 6. Valutazione ambientale del PTR.



1. DAL “DOCUMENTO DI PRESENTAZIONE”:

Il Piano Territoriale Regionale (PTR) è lo strumento di pianificazione territoriale. Si tratta di uno strumento composito che ha nel Documento di Piano l’elemento cardine di riferimento; ciascuno degli elaborati che lo compongono svolge una precisa funzione e si rivolge a specifici soggetti ovvero è di interesse generale.

Per agevolare la lettura del Piano viene proposto uno schema di lettura, la Mappa del PTR, che consente di identificare facilmente gli elementi di interesse. Analogamente si sono individuati alcuni “Canali di letturache aiutano ad avere un filo di lana all’interno della geografia complessiva del Piano. In particolare è disponibile il “Canale di lettura a supporto della pianificazione locale, quale ausilio ai Comuni (amministratori, tecnici e professionisti) e finalizzato a fornire una sintesi dei principali riferimenti all’interno del piano, utili nella predisposizione del PGT”.

Punto 2.2: “L’impostazione della legge [l.r. 12/2005] ha attribuito alla responsabilità degli amministratori pubblici, in primo luogo, ma anche complessivamente di tutti gli operatori territoriali, direttamente coinvolti attraverso processi partecipati, la determinazione dei contenuti degli atti di pianificazione, dando attuazione al principio di sussidiarietà. Appartiene dunque alla piena competenza e responsabilità del governo locale la scelta degli obiettivi qualitativi e quantitativi di sviluppo territoriale, la definizione dei livelli di prestazione dei servizi pubblici, l’individuazione delle misure di tutela e valorizzazione ambientale e paesaggistica.

Punto 3.1: “L’obbiettivo fondamentale del piano è finalizzato al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, attraverso un percorso che muove dalla promozione della mages arietà [maggior scontro?] e dal perseguimento della sostenibilità dello sviluppo.



2. DAL “DOCUMENTO DI PIANO”:

Introduzione: “Questo documento è la componente del PTR che contiene gli obiettivi e le strategie, articolate per temi e sistemi territoriali, per lo sviluppo della Lombardia. In particolare, con riferimento alla l.r.12/05:

- indica i principali obiettivi di sviluppo socio-economico del territorio regionale (art. 19 comma 2);

- individua gli elementi essenziali e le linee orientative dell’assetto territoriale (art. 19 commi 1 e 2);

- definisce gli indirizzi per il riassetto del territorio (art. 55 comma 1 lett. b);

- indica puntuali rimandi agli indirizzi e alla disciplina in materia di paesaggio di cui alla sezione 3 (art. 76);

- costituisce elemento fondamentale quale quadro di riferimento per la valutazione di compatibilità degli atti di governo del territorio degli enti competenti in materia (art. 20 comma 1);

- identifica i principali effetti del PTR in termini di obiettivi prioritari di interesse regionale e di individuazione dei Piani Territoriali d’Area Regionali (art. 20 commi 4 e 6).

Esso rappresenta l’elemento di raccordo tra le diverse sezioni del PTR.



1.2. Il PTR ha come obiettivo fondamentale il costante miglioramento della qualità della vita dei cittadini nel loro territorio, secondo i principi dello Sviluppo Sostenibile.

Il concetto di sviluppo sostenibile fa riferimento ad una crescita economica che risponda alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni, attraverso l’integrazione delle componenti ambientali, economiche e sociali.

Le politiche di sviluppo sostenibile, quale esito di scelte economiche e sociali, sono incentrate sul territorio, su corrette gestioni pubbliche, sulla tutela delle sue risorse (ambientali, economiche, sociali), nonché sulla prevenzione delle situazioni di rischio a garanzia della sicurezza del territorio e del mantenimento, nel tempo, delle risorse disponibili.

Le modalità di sviluppo, sono perseguibile attenendosi a tre fondamentali aspetti di Sostenibilità:

1. Economica, lo sviluppo deve essere economicamente efficiente nel processo ed efficace negli esiti;

2. Sociale, tramite un’evoluzione socialmente equa, sia in termini intergenerazionali che intra-generazionali;

3. Ambientale, lo sviluppo economico e sociale deve avvenire nel rispetto dell’ambiente naturale o più in generale dell’ambiente fisico, delle risorse naturali ed energetiche, del paesaggio e del patrimonio culturale, senza comprometterne le caratteristiche.



1.5.5. Le zone di preservazione e salvaguardia ambientale: - I Geositi. La Regione Lombardia aderisce al progetto di conservazione del patrimonio geologico nazionale anche attraverso la segnalazione delle “singolarità geologiche, meglio note come “geositi; con tale termine s’intendono località, aree o territori d’interesse geologico o geomorfologico di cui promuovere la conservazione.

I geositi trovano una posizione ben definita nella normativa comunitaria, in particolare nella Raccomandazione Rec (2004) 3 sulla conservazione del patrimonio geologico e delle aree di particolare interesse geologico, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 5 maggio 2004.



3. RIFERIMENTI ISTITUZIONALI PER I PGT.

- a) Il Piano Territoriale Regionale (PTR) e i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali (PTCP) hanno efficacia di orientamento, indirizzo e coordinamento, fatte salve le previsioni che, ai sensi della presente legge, abbiano efficacia prevalente e vincolante.

- b) Il PTR è il quadro di riferimento per la valutazione di compatibilità degli atti di governo del territorio dei Comuni (LR 12/2005, art. 20, c. 1) e, nell’ambito della valutazione ambientale prevista per i piani, della valutazione di compatibilità del Documento di Piano dei PGT (art. 13, c. 8), che devono attenersi al PTR su queste rispondenze (art. 20, c. 2-7 bis):

- sistema degli obiettivi di sviluppo socio-economico. (art. 19, c. 2);

- orientamenti per l’assetto del territorio (art. 19, c. 1 e 2);

- previsioni costituenti obiettivi prioritari d’interesse regionale (art. 20, c. 4 e 6).

- indirizzi per il riassetto del territorio (idrogeologico) (art. 55, c. 1, lett. b);

- indirizzi e disciplina in materia di paesaggio di cui alla Sez. 3: “Piano Paesaggistico” (art. 76);

- Documento di Piano come fondamentale riferimento per la valutazione di compatibilità degli atti di governo del territorio (art. 20, c. 1);

I Comuni, in sede di predisposizione del Documento di Piano del PGT, devono indicare i sistemi territoriali del PTR cui si riferiscono nella definizione delle proprie strategie e azioni, poiché tale documento deve fare da elemento di raccordo tra le diverse sezioni del PTG con il PTR.

- c). Il PTCP ha efficacia prescrittiva e prevalente sugli atti del PGT (art. 18, c. 2) per:

(a) le previsioni in materia di tutela dei beni ambientali e paesaggistici in attuazione dell’articolo 77;

(b) l’indicazione della localizzazione delle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilità, qualora detta localizzazione sia sufficientemente puntuale, alla scala della pianificazione provinciale … ecc.

(d) l’indicazione, per le aree soggette a tutela o classificate a rischio idrogeologico e sismico, … ecc.



3.3 - L’azione per il paesaggio

Dal marzo 2001 è vigente in Lombardia il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), esso ha sancito i principi base della politica di tutela del paesaggio regionale, esprimendo le priorità programmatiche della Regione Lombardia per la tutela e la valorizzazione dei paesaggi lombardi ed indirizzando l’attività degli enti di governo del territorio in questi anni:



Il piano approvato ha definito il quadro delle regole col quale si è dato avvio alla costruzione del cosiddetto “Piano del paesaggio lombardo”, vale a dire il sistema di atti e strumenti che contribuiscono a guidare l’azione di cittadini, operatori ed enti verso una più consapevole azione di salvaguardia, valorizzazione e riqualificazione dei paesaggi regionali.- Il PTPR, …. partendo dalla considerazione che qualunque intervento sul territorio è anche un intervento nel paesaggio, che contribuirà comunque a connotarne le specifiche caratterizzazioni, a migliorane o a peggiorarne l’identità e riconoscibilità per lungo tempo; essendo il paesaggio un bene collettivo è importante che le sue trasformazioni non si basino sulla sola volontà del singolo ma possano fare riferimento a scelte o regole condivise e/o essere oggetto di un confronto più allargato.

La l.r. 12/2005 ha poi previsto che il PTR debba avere natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico (art.76). - Essa si è affiancata al nuovo quadro legislativo nazionale costituito dal “Codice dei beni culturali e del paesaggiodel 2004 che ha assegnato alla pianificazione paesaggistica regionale precisi contenuti, richiamando la necessità di una maggiore incisività normativa della stessa.



A livello regionale sono pertanto individuati alcuni principali obiettivi metodologici:

- Redazione dei PGT e dei PT di Province e Parchi deve divenire momento di messa a punto e condivisione della lettura del paesaggio locale, sia ai fini della costruzione di una rinnovata cultura locale, sia per l’impostazione e verifica delle politiche di promozione e sviluppo dei territorio di propria competenza.

- Pianificazioni di settore ad elevata incidenza territoriale devono contemperare gli obiettivi specifici di competenza e gli obiettivi di salvaguardia, valorizzazione e riqualificazione dei paesaggi.

- Tutti i progetti di intervento sul territorio devono essere valutati in riferimento al loro contributo al miglioramento dei paesaggi locali, anche se le procedure e l’enfasi conservativa sono differenti tra ambiti di specifica tutela per legge, oggetto di autorizzazione, e aree di esclusiva attenzione della pianificazione paesaggistica, oggetto di esame paesistico dei progetti.





C. IL PAESAGGIO



a. LA LEGISLAZIONE ESISTENTE

1. Costituzione 1948, art. 9, com. 2: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico.

2. Corte Costituzionale, Sentenza n. 367/2007, p. 7.1: “Il concetto di paesaggio indica la «morfologia del territorio», riguarda cioè l’ambiente nel suo aspetto visivo, non quello astratto di bellezze naturali ma l’insieme delle cose, beni materiali o loro composizioni, che presentano valore paesaggistico; un valore primario ed anche assoluto.”

3. Agenda 2000 (UE): ribadisce l’impegno di tutelare e gestire con cura il paesaggio naturale promuovendo uno sviluppo: “che tutela la qualità e l’amenità dei paesaggi rurali europei (risorse naturali, biodiversità e identità colturale) così che il loro sfruttamento da parte della generazione attuale non comprometta le prospettive delle generazioni future.

4. D.lgs. 2004 n. 42: Codice dei beni culturali e del paesaggio.

- art. 2: “Il Patrimonio Culturale è costituito dai Beni Culturali e dai Beni Paesaggistici.”

- art. 131: “Per Paesaggio s’intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano da natura, storia umana o dalle reciproche interrelazioni.”

- art. 143, c. 5: “Il Piano Paesaggistico definisce anche i parametri vincolanti per le specifiche previsioni da introdurre negli strumenti urbanistici.”.



b. - IL PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO REGIONALE (PTPR).



1. - Relazione Generale - Introduzione

La tutela e valorizzazione paesaggistica dell’intero territorio regionale è quindi la scelta di fondo operata, … nel perseguimento delle finalità di tutela esplicitate dall’art. 1 delle Norme del piano:

1. Conservazione dei caratteri che definiscono l’identità e la leggibilità dei paesaggi della Lombardia, mediante il controllo dei processi di trasformazione finalizzato alla tutela di preesistenze e relativi contesti;

2. Miglioramento della qualità paesaggistica e architettonica degli interventi di trasformazione del territorio;

3. Diffusione della consapevolezza dei valori del paesaggio e la loro fruizione da parte dei cittadini.

Le tre finalità individuate - conservazione, innovazione, fruizione - si collocano sullo stesso piano e sono tra loro interconnesse. Il Piano però evidenzia come esse siano perseguibili con strumenti diversi, muovendosi in tal senso in totale coerenza con le indicazioni della Convenzione Europea del paesaggio.

Lo strumento normativo ha principalmente efficacia nei confronti della conservazione. - La qualità degli interventi innovativi dipende dalla cultura degli amministratori e dei progettisti. - Anche la consapevolezza e la fruizione dipendono da fattori che sono in gran parte sottratti al controllo amministrativo, mentre sono influenzate dagli investimenti e dalle politiche attive che le autorità di governo sono in grado di promuovere.

Il Piano Paesaggistico Regionale ha duplice natura:

- di quadro di riferimento per la costruzione del Piano del Paesaggio lombardo;

- di strumento di disciplina paesaggistica attiva del territorio.

Il Piano Paesaggistico Regionale in quanto quadro di riferimento è esteso all’intero territorio regionale.

Il Piano Paesaggistico Regionale in quanto strumento di salvaguardia e disciplina del territorio è potenzialmente esteso all’intero territorio, ma opera effettivamente là dove e fino a quando non siano vigenti atti a valenza paesaggistica di maggiore definizione

Si ritiene essenziale evitare che ci siano più discipline del paesaggio sovrapposte nel medesimo luogo. A questo fine, si introduce il principio di maggiore definizione, in base al quale, per ogni parte del territorio e in ogni momento, la disciplina paesaggistica da rispettare è quella e solo quella espressa dall’atto a specifica valenza paesaggistica più dettagliato in quel momento vigente.

L’approvazione di un atto più definito supera l’efficacia normativa degli atti più generali riferiti al medesimo territorio, anche se non ne cancella le motivazioni e le argomentazioni.

Per questa ragione assume estrema importanza la certificazione del livello di definizione paesaggistica degli atti di pianificazione.

In sede di approvazione di ciascun atto a valenza paesaggistica, il medesimo provvedimento di approvazione ne certifica il livello di definizione, in base alla scala della cartografia, alla puntualità delle norme nonché all’ampiezza e qualità delle elaborazioni.

L’esame degli interventi di trasformazione resta un momento centrale dell’azione di tutela e di promozione della qualità paesaggistica, anche in un sistema basato sulla pianificazione e nel quale i piani, o alcuni di essi, siano effettivamente presenti.

L’esame paesistico ha per oggetto tutti i progetti di intervento sul territorio che incidono sul paesaggio e la sua percezione.



c. - MODALITÀ PER LA PIANIFICAZIONE COMUNALE

Il presente documento ha la finalità di:

- evidenziare le principali caratteristiche del nuovo quadro della pianificazione comunale sancito dalla legge;

- chiarire i reciproci rapporti che dovranno instaurarsi tra gli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio;

- approfondire le caratteristiche ed i contenuti dei tre atti costituenti il Piano di Governo del Territorio: Documento di Piano, Piano dei Servizi, Piano delle Regole;

- delineare un percorso, anche procedurale, per la formazione del Documento di Piano evidenziando in particolare le connessioni esistenti tra processo di pianificazione e processo di valutazione di sostenibilità ambientale;

- definire il percorso di individuazione degli obiettivi di qualità nonché di verifica delle coerenze paesaggistiche delle previsioni di trasformazione e sviluppo.

Il presente documento riguarda tutti i Comuni della Regione Lombardia, fatte salve le disposizioni che, la Giunta Regionale emanerà per i Comuni con popolazione inferiore a quindicimila abitanti. Le modalità definite nel presente documento si configurano come indicazioni generali che lasciano spazio a specificità applicative, sulla base delle peculiarità territoriali dei singoli Comuni.



Parte terza

Direzione Generale Agricoltura - Deliberazione n. VIII/3838 del 20.12.2006 - Linee guida per valutare gli impatti di grandi infrastrutture sul sistema rurale - BURL n. 6, Ediz. Spec. 5 febbraio 2007.



A. “I TEMI CHIAVE”

Sono selezionati 4 temi ambientali e 3 temi paesistici scelti per la loro rilevanza tecnico-scientifica, ai quali si aggiungono poi i temi socio-economici per gli aspetti direttamente legati all’ambiente.



a. “LE RILEVANZE PAESISTICHE. [pag. 57]

Un’approfondita conoscenza e lettura del contesto e delle caratteristiche paesaggistiche è indispensabile per individuare gli elementi di valore, vulnerabilità e rischio e per valutare in maniera corretta le trasformazioni conseguenti alla realizzazione dell’intervento.

1. La Complessità Morfologica. [pagg. 12, 57]

Il valore geomorfologico dei paesaggi rurali è sempre più riconosciuto come bene da tutelare.

I suoli hanno una loro morfologia che caratterizza fortemente il paesaggio in cui si trovano, e che è un eccellente indicatore della storia che le diverse porzioni di paesaggio hanno avuto.

Per questi motivi è opportuno che ogni intervento sul paesaggio si correli ed integri in maniera armonica con le caratteristiche orografiche e morfologiche dei luoghi: la realizzazione di manufatti non dovrebbe comportare eccessivi movimenti di terra e modifiche del naturale andamento del terreno; le opere di viabilità dovrebbero adattare il loro tracciato ai principali caratteri ambientali e alla giacitura dei siti e dovrebbe essere altresì salvaguardato, nella sua naturalità, l’andamento dei corsi d’acqua.

La Definizione della Complessità Morfologica considera due tipi di territorio.

- Monti e Colline: valuta i due valori estremi di altitudine rilevati tra tutti i punti quotati e/o le curve di livello presenti in una cella della griglia e si calcola poi la differenza; tanto maggiore essa è e più elevata è la complessità morfologica. - La Base Informativa utilizzata è la Carta Geografica Regionale.

- Pianura si considerano una serie di elementi geomorfologici tra i quali interessano i seguenti:

- Scarpata di erosione di scaricatore fluvio glaciale - Processi di salto di meandro - Forra - Alveo abbandonato - Alveo torrentizio in erosione o incassato - Orlo di terrazzo di erosione fluvio-torrentizia - Vallecola a V - Tratto di alveo fluvio glaciale incassato - Dossi fluviali - Paleoalvei. - La base informativa utilizzata è la Carta di Geomorfologia dell’ERSAF [Ente Regionale Sviluppo Agricolo Forestale].

2. Il Paesaggio Culturale [pagg. 12, 62]

È “Inteso come il luogo di mediazione e d’incontro fra le comunità umane e l’insieme delle risorse ambientali” pertanto Per definire la rilevanza del paesaggio culturale sono considerati i segni impressi dalle attività antropiche sul territorio e dunque il Patrimonio Storico-Architettonico e gli Elementi Connotativi del Paesaggio. Per tale definizione si considera la presenza di 3 elementi:

2.1. Elementi vincolati dal D.lgs. 42/2004 (ex Leggi 1497/39, 43/85).

- art. 136, Bellezze individue: a) Naturali o singolarità geologiche - b) Ville, giardini e parchi;

- - Bellezze d’insieme: c) Immobili di valore estetico - d) Panoramici, punti di vista e di belvedere.

- art 142, c) Sponde fiumi, torrenti e corsi d’acqua pubblici per una fascia di 150 m;

- - f) Parchi e riserve nazionali e regionali; - g) Foreste e boschi;

- - h) Zone umide come da Dpr 448/1976; - m) zone d’interesse archeologico.

2.2. Elementi connotativi del paesaggio

- Luoghi dell’identità regionale;

- Visuali sensibili;

- Strade panoramiche.

2.3. Aree di pregio ambientale di interesse europeo

- Zone di Protezione Speciale (ZPS);

- Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC)

Le basi informative sono: per il punto 2.1. il “Sistema Informativo per i Beni Ambientali(SIBA) della Regione, mentre per il punto 2.2. è il “Piano Territoriale Paesistico Regionale(PTPR).

3. La dotazione vegetazionale [pagg. 12, 68]

I sistemi ripari a vegetazione arbustiva e arborea rappresentano i principali (talora gli unici) elementi naturalistici ancora presenti in grado di caratterizzare il paesaggio rurale e di svolgere la funzione di corridoi ecologici. Assumono perciò un’importanza determinante per la dispersione di molte specie e per il mantenimento della funzionalità degli ecosistemi da essi attraversati. In tal senso le aree agricole ora diventano strategiche per il mantenimento e la promozione dell’ambiente e della sua biodiversità.

La definizione della dotazione è data da:

- Per la parte collinare Boschi di conifere e di latifoglie: Prati stabili e pascoli - Vegetazione rupestre.

- La parte pianeggiante presenta anche: Filari e siepi; vegetazione palustre e dei greti, ecc.

La base dei dati è nella cartografia al 10.000 DUSAF [Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali].



b. LE QUESTIONI AMBIENTALI - sono presi in considerazione quattro temi

1. La biodiversità [pagg. 11, 13, 35-40].

È intesa come varietà del patrimonio vegetale per unità di superficie. Un tema ampio e cruciale che segnala il benessere ambientale; l’UE l’ha inserito tra i 4 temi prioritari del VI programma ambientale.

Mantenere sicuramente lo status quo e non lasciarlo alterare ulteriormente a meno di idonee compensazioni. Ad ambiti contrapposti (elevata o quasi nulla) corrisponde un pari livello di attenzione.

L’identificazione dei livellirisiede nella pre-indicazione del presunto livello di biodiversità associato ad ogni copertura e/o uso del suolo.

I criteri di analisi considerano, per semplicità, 5 caratteristiche chiave dei soprassuoli vegetali che sono le Strutture: verticali, orizzontali, temporali e della flora; e lo Stato dinamico. Per il computo le aree urbanizzate e le infrastrutture sono considerate con peso pari a zero.

L’elaborazione delle informazioni si rifà anche qui alla cartografia DUSAF (aggiornata al 2002).

2. Le presenze faunistiche - Animali a rischio di sopravvivenza [pagg. 12, 13]

Rientra tra i temi salvaguardati da UE, che individua le specie con l’habitat minacciato, in quelle inserite nelle liste rosse dell’IUCN [International Union for the Conservation of Nature].

Riconoscere, all’interno di un processo decisionale, l’areale di una specie a rischio conferisce valore ambientale strategico ad un territorio verso il quale occorre maggiore attenzione e interventi

3. La frammentazione [pag. 12].

È una delle maggiori minacce verso la componente naturale del territorio. La L.R. 12/2005 (art. 10) promuove “Modi insediativi che consentano continuità di verde e continuità del reticolo idrografico superficialericonoscendo” che le spezzettature causate dall’urbanizzazione “producono la rottura della continuità ambientale che rappresenta una risorsa fondamentale per le funzioni ecosistemiche”.

4. La risorsa acqua [pagg. 12, 43]

È l’elemento fondamentale per la vita. La rete idrica superficiale è anche la traccia primitiva sulla quale reimpostare progetti di ripristino ambientale a scala territoriale. Ad esempio le fasce boscate, le siepi, ma anche il sistema di fruizione ciclopedonale si possono appoggiare alla maglia idrica irrigua e non irrigua. A lungo considerata una risorsa inesauribile e gratuita, le acque dolci sono state trattate con inefficienza e spreco ed ora la già ridotta percentuale di acqua dolce rischia la crisi.

La dotazione idrica è valutata con un indicatore che descrive la densità delle aste idriche di ogni tipologia in termini di lunghezza totale delle aste per unità di superficie.



c. I TEMI SOCIO-ECONOMICI

1. Le aree rurali [pagg. 7, 13, 72]

Il paesaggio rurale lombardo è stato disegnato da secoli di produzione agricola, influenzato quasi esclusivamente da scelte interne al settore agricolo e che non produceva notevoli variazioni ambientali. Negli ultimi tempi pressioni esterne (prime fra tutte l’urbanizzazione) hanno sovente messo in serio pericolo la sussistenza stessa del sistema rurale; sotto tale spinta i valori ambientali e paesistici sono scaduti in posizione subalterna e per lo più ignorati nelle politiche di sviluppo territoriale. In Lombardia dal 1990 al 2000 le aziende agricole sono diminuite del 43,6% e la superficie agraria del 11.7%. Sono pure diminuiti i tipi di colture che ora tendono a ridursi a poche varietà specializzate.

Oggi è invece noto il ruolo dell’agricoltura quale forma di gestione e regolazione spontanea del territorio e dell’ambiente. Le aziende agricole passano così da mere produttrici di beni a protagoniste dei processi di salvaguardia attraverso le azioni di conduzione e di cura. Tali azioni in particolari ambiti (colline e montagne) sono insostituibili contributi alle funzioni di presidio e tutela del territorio.

Gli indicatori devono considerare il numero delle aziende selezionate in base alle attività ed ai tipi di coltivazione e/o di allevamento e in rapporto alle loro dimensioni. Infatti per le piccole aziende si dovrà prestare maggiore attenzione alle possibilità di sviluppo o di adeguamento alle innovazioni perché sono le più esposte a subire le trasformazioni tecniche-economiche.

Per le aziende agrituristiche [Legge 730/1985 e D.lgs. 228/2001] si dovrà rilevare ciò che è effettivamente svolto: ristorazione, ricezione, attività ricreative e didattiche, pratiche sportive, ippoturismo, ecc.



2. L’area urbana: gli insediamenti civili (abitazioni, negozi, uffici).

3. L’area urbana: gli insediamenti produttivi (industriali, artigianali, servizi, ecc.).



Questi ultimi due temi, essenzialmente urbanistici (edilizia, viabilità, servizi primari e secondari, ecc.) presentano problemi di contenuti e complessità diverse per cui richiedono di essere affrontati in modo più confacente, separatamente in altra circostanza.







Allegato

LEGGE REGIONALE 11 MARZO 2005, N. 12: LEGGE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO.

(Estratti del testo aggiornato sino alla Legge Regionale 10.03.2009, n. 5)



Parte I - PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO



Titolo I - OGGETTO E CRITERI ISPIRATORI



Art. 1. - Oggetto e criteri ispiratori.

1. La presente legge, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 117, terzo comma, della Costituzione detta le norme di governo del territorio lombardo, definendo forme e modalità di esercizio delle competenze spettanti alla Regione e agli enti locali, nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento statale e comunitario, nonché delle peculiarità storiche, culturali, naturalistiche e paesaggistiche che connotano la Lombardia.

2. La presente legge si ispira ai criteri di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione, sostenibilità, partecipazione, collaborazione, flessibilità, compensazione ed efficienza.

3. La Regione, nel rispetto dei principi di cui al comma 1 e dei criteri di cui al comma 2, provvede:

a) alla definizione di indirizzi di pianificazione atti a garantire processi di sviluppo sostenibili;

b) alla verifica di compatibilità dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali (PTCP) e dei Piani di Governo del Territorio (PGT) di cui alla presente legge con la pianificazione territoriale regionale;

c) alla diffusione della cultura della sostenibilità ambientale con il sostegno agli enti locali e a quelli preposti alla ricerca e alla formazione per l’introduzione di forme di contabilità delle risorse;

d) all’attività di pianificazione territoriale regionale.

3 bis. La Regione, in collaborazione con le province e gli altri enti locali, promuove, attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dalla presente legge, il recupero e la riqualificazione delle aree degradate o dismesse, che possono compromettere la sostenibilità e la compatibilità urbanistica, la tutela dell’ambiente e gli aspetti socio-economici.



Titolo II - STRUMENTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO



Capo I - DISPOSIZIONI GENERALI



Art. 2. - Correlazione tra gli strumenti di pianificazione territoriale.

1. Il governo del territorio si attua mediante una pluralità di piani, fra loro coordinati e differenziati, i quali, nel loro insieme, costituiscono la pianificazione del territorio stesso.

2. I piani si caratterizzano ed articolano sia in ragione del diverso ambito territoriale cui si riferiscono sia in virtù del contenuto e della funzione svolta dagli stessi.

3. I piani si uniformano al criterio della sostenibilità, intesa come la garanzia di uguale possibilità di crescita del benessere dei cittadini e di salvaguardia dei diritti delle future generazioni.

4. Il Piano Territoriale Regionale e i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali hanno efficacia di orientamento, indirizzo e coordinamento, fatte salve le previsioni che, ai sensi della presente legge, abbiano efficacia prevalente e vincolante.

5. Il governo del territorio si caratterizza per:

a) la pubblicità e la trasparenza delle attività che conducono alla formazione degli strumenti;

b) la partecipazione diffusa dei cittadini e delle loro associazioni;

c) la possibile integrazione dei contenuti della pianificazione da parte dei privati.



Art. 4. - Valutazione ambientale dei piani.

1. Al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile ed assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente, la Regione e gli enti locali, nell’ambito dei procedimenti di elaborazione ed approvazione dei piani e programmi di cui alla direttiva 2001/42/CEE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente e successivi atti attuativi, provvedono alla valutazione ambientale degli effetti derivanti dall’attuazione dei predetti piani e programmi. … ecc.

2. Sono sottoposti alla valutazione di cui al comma 1 il Piano Territoriale Regionale, i Piani Territoriali Regionali d’Area e i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali, il Documento di Piano di cui all’articolo 8, nonché le varianti agli stessi. La valutazione ambientale di cui al presente articolo è effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua adozione o all’avvio della relativa procedura di approvazione.

3. Per i Piani di cui al comma 2, la valutazione evidenzia la congruità delle scelte rispetto agli obiettivi di sostenibilità del Piano e le possibili sinergie con gli altri strumenti di pianificazione e programmazione; individua le alternative assunte nella elaborazione del Piano o Programma, gli impatti potenziali, nonché le misure di mitigazione o di compensazione, anche agroambientali, che devono essere recepite nel piano stesso.



Capo II - PIANIFICAZIONE COMUNALE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO



Art. 6. - Pianificazione comunale.

1. Sono strumenti della pianificazione comunale:

a) il Piano di Governo del Territorio;

b) i Piani Attuativi e gli Atti di Programmazione Negoziata con valenza territoriale.



Art. 7. - Piano di Governo del Territorio. (PGT)

1. Il Piano di Governo del Territorio, di seguito denominato PGT, definisce l’assetto dell’intero territorio comunale ed è articolato nei seguenti atti:

a) il Documento di Piano;

b) il Piano dei Servizi;

c) il Piano delle Regole.

2. La Giunta Regionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce con proprio atto le modalità per la pianificazione comunale, anche in relazione a quanto disposto dagli articoli 3 e 4.

3. La Giunta Regionale, per i Comuni con popolazione compresa tra 2.001 e 15.000 abitanti, ferma restando la possibilità per gli stessi di avvalersi della disciplina ordinaria, acquisito il parere della commissione consiliare competente, definisce, con propria deliberazione, i contenuti del PGT di cui agli articoli 8, 9 e 10, differenziando la disciplina in ragione dei diversi contesti territoriali e socio-economici.



Art. 8. - Documento di Piano.

1. Il Documento di Piano, anche avvalendosi degli strumenti di cui all’articolo 3, definisce:

a) il quadro ricognitivo e programmatorio di riferimento per lo sviluppo economico e sociale del comune, anche sulla base delle proposte dei cittadini singoli o associati e tenuto conto degli atti di programmazione provinciale e regionale, eventualmente proponendo le modifiche o le integrazioni della programmazione provinciale e regionale che si ravvisino necessarie;

b) il quadro conoscitivo del territorio comunale, come risultante dalle trasformazioni avvenute, individuando i grandi sistemi territoriali, il sistema della mobilità, le aree a rischio o vulnerabili, le aree d’interesse archeologico e i beni di interesse paesaggistico o storico-monumentale, e le relative aree di rispetto, i siti interessati da habitat naturali di interesse comunitario, gli aspetti socio-economici, culturali, rurali e di ecosistema, la struttura del paesaggio agrario e l’assetto tipologico del tessuto urbano e ogni altra emergenza del territorio che vincoli la trasformabilità del suolo e del sottosuolo, ivi compresi le fasce di rispetto ed i corridoi per i tracciati degli elettrodotti;

c) l’assetto geologico, idrogeologico e sismico, ai sensi dell’articolo 57, comma 1, lettera a).

2. Sulla base degli elementi di cui al comma 1, il Documento di Piano:

a) individua gli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione che abbiano valore strategico per la politica territoriale, indicando i limiti e le condizioni in ragione dei quali siano ambientalmente sostenibili e coerenti con le previsioni ad efficacia prevalente di livello sovracomunale;

b) determina gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; nella definizione di tali obiettivi il Documento di Piano tiene conto della riqualificazione del territorio, della minimizzazione del consumo del suolo in coerenza con l’utilizzazione ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche della definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità, nonché della possibilità di utilizzazione e miglioramento dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale, anche a livello sovracomunale;

c) determina, in coerenza con i predetti obiettivi e con le politiche per la mobilità, le politiche di intervento per la residenza, ivi comprese le eventuali politiche per l’edilizia residenziale pubblica, le attività produttive primarie, secondarie e terziarie, ivi comprese quelle della distribuzione commerciale, evidenziando le scelte di rilevanza sovracomunale, in applicazione dell’articolo 15, commi 1 e 2, lettera g);

d) dimostra la compatibilità delle predette politiche d’intervento e della mobilità con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione, anche in relazione agli effetti indotti sul territorio contiguo;

e) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, gli ambiti di trasformazione, definendone gli indici urbanistico-edilizi in linea di massima, le vocazioni funzionali e i criteri di negoziazione, nonché i criteri di intervento, preordinati alla tutela ambientale, paesaggistica e storico-monumentale, ecologica, geologica, idrogeologica e sismica, laddove in tali ambiti siano comprese aree qualificate a tali fini nella documentazione conoscitiva;

e bis) individua, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree di cui all’articolo 1, comma 3 bis, determinando le finalità del recupero e le modalità d’intervento, anche in coerenza con gli obiettivi dell’articolo 88, comma 2;

e ter) d’intesa con i comuni limitrofi, può individuare, anche con rappresentazioni grafiche in scala adeguata, le aree nelle quali il Piano dei Servizi prevede la localizzazione dei campi di sosta o di transito dei nomadi;

e quater) individua i principali elementi caratterizzanti il paesaggio ed il territorio, definendo altresì specifici requisiti degli interventi incidenti sul carattere del paesaggio e sui modi in cui questo viene percepito;

f) determina le modalità di recepimento delle previsioni prevalenti contenute nei piani di livello sovracomunale e la eventuale proposizione, a tali livelli, di obiettivi di interesse comunale;

g) definisce gli eventuali criteri di compensazione, di perequazione e d’incentivazione.

3. Il Documento di Piano non contiene previsioni che producano effetti diretti sul regime giuridico dei suoli.

4. Il Documento di Piano ha validità quinquennale ed è sempre modificabile. Scaduto tale termine, il comune provvede all’approvazione di un nuovo documento di piano; in caso d’inadempienza si applicano le norme di cui all’articolo 25, comma 7.



Art. 9. -Piano dei Servizi.

1. I Comuni redigono ed approvano il Piano dei Servizi al fine di assicurare una dotazione globale di aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico e generale, le eventuali aree per l’edilizia residenziale pubblica e da dotazione a verde, i corridoi ecologici e il sistema del verde di connes-sione tra territorio rurale e quello edificato, nonché tra le opere viabilistiche e le aree urbanizzate ed una loro razionale distribuzione sul territorio comunale, a supporto delle funzioni insediate e previste. L’individuazione delle aree per l’edilizia residenziale pubblica, quale servizio d’interesse pubblico o generale, è obbligatoria per i comuni indicati dalla Giunta Regionale con apposita deliberazione, sulla base dei fabbisogni rilevati dal Programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica. Tali Comuni, in tutti gli strumenti di programmazione negoziata con previsione di destinazioni residenziali, assicurano la realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica, compresa l’edilizia convenzionata, anche esternamente all’ambito interessato.

1 bis. La realizzazione ovvero il mantenimento di campi di sosta o di transito dei nomadi possono essere previsti unicamente nelle aree a tal fine individuate dal Documento di Piano ai sensi dell’articolo 8, comma 2, lettera e ter). I campi devono essere dotati di tutti i servizi primari, dimensionati in base alla capacità ricettiva prevista.

2. I Comuni redigono il Piano dei Servizi determinando il numero degli utenti dei servizi dell’intero territorio, secondo i seguenti criteri:

a) popolazione stabilmente residente nel comune gravitante sulle diverse tipologie di servizi anche in base alla distribuzione territoriale;

b) popolazione da insediare secondo le previsioni del documento di piano, articolata per tipologia di servizi anche in base alla distribuzione territoriale;

c) popolazione gravitante nel territorio, stimata in base agli occupati nel comune, agli studenti, agli utenti dei servizi di rilievo sovracomunale, nonché in base ai flussi turistici.

3. Il Piano dei Servizi, per soddisfare le esigenze espresse dall’utenza definita con le modalità di cui al comma 2, valuta prioritariamente l’insieme delle attrezzature al servizio delle funzioni insediate nel territorio comunale, anche con riferimento a fattori di qualità, fruibilità e accessibilità e, in caso di accertata insufficienza o inadeguatezza delle attrezzature stesse, quantifica i costi per il loro adeguamento e individua le modalità di intervento. Analogamente il piano indica, con riferimento agli obiettivi di sviluppo individuati dal documento di piano di cui all’articolo 8, le necessità di sviluppo e integrazione dei servizi esistenti, ne quantifica i costi e ne prefigura le modalità di attuazione. In relazione alla popolazione stabilmente residente e a quella da insediare secondo le previsioni del Documento di Piano, è comunque assicurata una dotazione minima di aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale pari a diciotto metri quadrati per abitante. Il Piano dei Servizi individua, altresì, la dotazione di servizi che deve essere assicurata nei piani attuativi, garantendo in ogni caso all’interno di questi la dotazione minima sopra indicata, fatta salva la possibilità di monetizzazione prevista dall’articolo 46, comma 1, lettera a).

4. Il Piano dei Servizi esplicita la sostenibilità dei costi di cui al comma 3, anche in rapporto al programma triennale delle opere pubbliche, nell’ambito delle risorse comunali e di quelle provenienti dalla realizzazione diretta degli interventi da parte dei privati.

5. Nei Comuni aventi caratteristiche di polo attrattore individuato dal piano territoriale di coordinamento provinciale, … ecc.

6. Il Piano dei Servizi può essere redatto tra più comuni confinanti e condiviso a livello operativo e gestionale.

7. Il Piano dei Servizi deve indicare i servizi da assicurare negli ambiti di trasformazione di cui all’articolo 8, comma 2, lettera e), con particolare riferimento agli ambiti entro i quali è prevista l’attivazione di strutture di distribuzione commerciale, terziarie, produttive e di servizio caratterizzate da rilevante affluenza di utenti.

8. Il Piano dei Servizi è integrato, per quanto riguarda l’infrastrutturazione del sottosuolo, con le disposizioni del Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo (PUGSS), di cui all’articolo 38 della L.r. 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali d’interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche).

9. Per garantire un’adeguata ed omogenea accessibilità ai servizi a tutta la popolazione regionale, la Regione incentiva il coordinamento e la collaborazione interistituzionale per la realizzazione e la gestione dei servizi.

10. Sono servizi pubblici e di interesse pubblico o generale i servizi e le attrezzature pubbliche, realizzati tramite iniziativa pubblica diretta o ceduti al comune nell’ambito di Piani Attuativi, nonché i servizi e le attrezzature, anche privati, di uso pubblico o di interesse generale, regolati da apposito atto di asservimento o da regolamento d’uso, redatti in conformità alle indicazioni contenute nel piano dei servizi, ovvero da atto di accreditamento dell’organismo competente in base alla legisla-zione di settore, nella misura in cui assicurino lo svolgimento delle attività cui sono destinati a favore della popolazione residente nel comune e di quella non residente eventualmente servita.

11. Le previsioni contenute nel piano dei servizi, concernenti le aree necessarie per la realizzazione dei servizi pubblici e d’interesse pubblico o generale, hanno carattere prescrittivo e vincolante.

12. I vincoli preordinati all’espropriazione per la realizzazione, esclusivamente ad opera della pubblica amministrazione, di attrezzature e servizi previsti dal Piano dei Servizi hanno la durata di cinque anni, decorrenti dall’entrata in vigore del piano stesso. Detti vincoli decadono qualora, entro tale termine, l’intervento cui sono preordinati non sia inserito, a cura dell’ente competente alla sua realizzazione, nel programma triennale delle opere pubbliche e relativo aggiornamento, ovvero non sia stato approvato lo strumento attuativo che ne preveda la realizzazione. È comunque ammessa, da parte del proprietario dell’area, entro il predetto termine quinquennale, la realizzazione diretta di attrezzature e servizi per la cui attuazione è preordinato il vincolo espropriativo, a condizione che la Giunta comunale espliciti con proprio atto la volontà di consentire tale realizzazione diretta ovvero, in caso contrario, ne motivi con argomentazioni di interesse pubblico il rifiuto. La realizzazione diretta è subordinata alla stipula di apposita convenzione intesa a disciplinare le modalità attuative e gestionali.

13. Non configurano vincolo espropriativo e non sono soggette a decadenza le previsioni del Piano dei Servizi che demandino al proprietario dell’area la diretta realizzazione di attrezzature e servizi, ovvero ne contemplino la facoltà in alternativa all’intervento della pubblica amministrazione.

14. Il Piano dei Servizi non ha termini di validità ed è sempre modificabile.

15. La realizzazione di attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale, diverse da quelle specificamente previste dal Piano dei Servizi, non comporta l’applicazione della procedura di variante al piano stesso ed è autorizzata previa deliberazione motivata del Consiglio Comunale.



Art. 10. - Piano delle Regole.

1. Il Piano delle Regole:

a) definisce, all’interno dell’intero territorio comunale, gli ambiti del tessuto urbano consolidato, quali insieme delle parti di territorio su cui è già avvenuta l’edificazione o la trasformazione dei suoli, comprendendo in essi le aree libere intercluse o di completamento;

b) indica gli immobili assoggettati a tutela in base alla normativa statale e regionale;

c) individua le aree e gli edifici a rischio di compromissione o degrado e a rischio di incidente rilevante;

d) contiene, in ordine alla componente geologica, idrogeologica e sismica, quanto previsto dall’articolo 57, comma 1, lettera b);

e) individua:

1) le aree destinate all’agricoltura;

2) le aree di valore paesaggistico-ambientale ed ecologiche;

3) le aree non soggette a trasformazione urbanistica.

2. Entro gli ambiti del tessuto urbano consolidato, il Piano delle Regole individua i nuclei di antica formazione ed identifica i beni ambientali e storico-artistico-monumentali oggetto di tutela ai sensi del Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) o per i quali si intende formulare proposta motivata di vincolo. Il Piano delle Regole definisce altresì, con riferimento a quanto stabilito dall’articolo 8, comma 1, lettera b), le caratteristiche fisico-morfologiche che connotano l’esistente, da rispettare in caso di eventuali interventi integrativi o sostitutivi, nonché le modalità di intervento, anche mediante pianificazione attuativa o permesso di costruire convenzionato, nel rispetto dell’impianto urbano esistente, ed i criteri di valorizzazione degli immobili vincolati.

3. Per gli ambiti di cui al comma 2, inoltre, identifica i seguenti parametri da rispettare negli interventi di nuova edificazione o sostituzione:

a) caratteristiche tipologiche, allineamenti, orientamenti e percorsi;

b) consistenza volumetrica o superfici lorde di pavimento esistenti e previste;

c) rapporti di copertura esistenti e previsti;

d) altezze massime e minime;

e) modi insediativi che consentano continuità di elementi di verde e continuità del reticolo idrografico superficiale;

f) destinazioni d’uso non ammissibili;

g) interventi di integrazione paesaggistica, per ambiti compresi in zone soggette a vincolo paesaggistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004;

h) requisiti qualitativi degli interventi previsti, ivi compresi quelli di efficienza energetica e mitigazione delle infrastrutture della viabilità con elementi vegetali tipici locali.

4. Il Piano delle Regole:

a) per le aree destinate all’agricoltura:

1) detta la disciplina d’uso, di valorizzazione e di salvaguardia, in conformità con quanto previsto dal titolo terzo della parte seconda;

2) recepisce i contenuti dei piani di assestamento, di indirizzo forestale e di bonifica, ove esistenti;

3) individua gli edifici esistenti non più adibiti ad usi agricoli, dettandone le normative d’uso;

b) per le aree di valore paesaggistico-ambientale ed ecologiche detta ulteriori regole di salvaguardia e di valorizzazione in attuazione dei criteri di adeguamento e degli obiettivi stabiliti dal piano territoriale regionale, dal piano territoriale paesistico regionale e dal piano territoriale di coordinamento provinciale;

c) per le aree non soggette a trasformazione urbanistica individua gli edifici esistenti, dettandone la disciplina d’uso e ammette in ogni caso, previa valutazione di possibili alternative, interventi per servizi pubblici, prevedendo eventuali mitigazioni e compensazioni agro-forestali e ambientali.

5. Le indicazioni contenute nel Piano delle Regole hanno carattere vincolante e producono effetti diretti sul regime giuridico dei suoli.

6. Il Piano delle Regole non ha termini di validità ed è sempre modificabile.



Capo V - SUPPORTO AGLI ENTI LOCALI



Art. 23. - Supporto agli enti locali.

1. La Giunta regionale assicura agli enti locali, che intendono avvalersene, idonea collaborazione tecnica e a tal fine individua la struttura operativa preposta e le modalità di svolgimento del servizio in modo da garantire agli enti locali un riferimento unico.

2. La Giunta regionale promuove, inoltre, corsi di formazione al fine di assicurare le necessarie professionalità per la predisposizione degli atti di programmazione e pianificazione di cui alla presente legge.

3. La Giunta regionale, di concerto con le Province e i Comuni, promuove iniziative per la divulgazione dei contenuti, delle procedure e degli strumenti previsti dalla legge.



Art. 24. - Erogazione di contributi.

1. La Regione, al fine di favorire la predisposizione, da parte dei piccoli comuni individuati ai sensi dell’articolo 2 della legge regionale 5 maggio 2004, n. 11 (Misure di sostegno a favore dei piccoli comuni di Lombardia), degli strumenti di programmazione e pianificazione di cui alla presente legge, eroga contributi per la redazione della necessaria documentazione conoscitiva, che deve integrarsi nel SIT di cui all’articolo 3, nonché per la redazione da parte delle province dei rispettivi piani territoriali di coordinamento e relativi aggiornamenti.

1bis. La Regione eroga altresì contributi in conto capitale ai comuni, nonché alle forme associative tra comuni di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sullo ordinamento degli enti locali), per la redazione dei Piani di Governo del Territorio di cui alla presente legge e per la dotazione dei relativi supporti tecnologici.

2. La Giunta regionale, con propria deliberazione, determina annualmente i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi di cui ai commi 1 e 1bis.



Titolo II - NORME IN MATERIA DI PREVENZIONE DEI RISCHI GEOLOGICI, IDROGEOLOGICI E SISMICI



Art. 55. - Attività regionali per la prevenzione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici.

1. Ai fini della prevenzione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici, la Giunta Regionale definisce:

a) il quadro delle conoscenze delle caratteristiche fisiche del territorio, con particolare riferimento ai rischi geologici, idrogeologici e sismici, anche in raccordo con i contenuti dei Piani di Bacino, individuando le esigenze di ulteriore approfondimento delle conoscenze;

b) gli indirizzi per il riassetto del territorio, sulla base dei piani di bacino e degli indirizzi emanati dalle competenti amministrazioni statali, ai fini della prevenzione dei rischi geologici ed idrogeologici e della loro mitigazione, nonché le direttive per la prevenzione del rischio sismico e l’individuazione delle zone sismiche, ivi compresi la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle zone medesime;

c) le linee guida e gli standard metodologici e procedurali per l’aggiornamento e lo sviluppo delle conoscenze da parte degli enti locali, anche in coerenza con il SIT di cui all’articolo 3.

2. Gli elementi di cui alle lettere a) e b) del comma 1 integrano l’oggetto e i contenuti del PTR di cui all’art. 19.

3. In relazione alle attività di cui al comma 1, la Regione, al ricorrere di eventi complessi di natura geologica, ovvero connessi a dinamiche naturali impreviste, può promuovere attività e studi specialistici, avvalendosi anche di strutture scientifiche particolarmente competenti nel settore, per approfondire ed aggiornare conoscenze di valenza regionale.



Art. 57. - Componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio.

1. Ai fini della prevenzione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici, nel PGT:

a) il Documento di Piano contiene la definizione dell’assetto geologico, idrogeologico e sismico comunale sulla base dei criteri ed indirizzi emanati dalla Giunta regionale, sentite le province, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge;

b) il Piano delle Regole contiene:

1) il recepimento e la verifica di coerenza con gli indirizzi e le prescrizioni del PTCP e del Piano di Bacino;

2) l’individuazione delle aree a pericolosità e vulnerabilità geologica, idrogeologica e sismica, secondo i criteri e gli indirizzi di cui alla lettera a), nonché le norme e le prescrizioni a cui le medesime aree sono assoggettate in ordine alle attività di trasformazione territoriale, compresi l’indicazione di aree da assoggettare a eventuali piani di demolizione degli insediamenti esistenti, il ripristino provvisorio delle condizioni di sicurezza, gli interventi di rigaturalizzazione dei siti e gli interventi di trasformazione urbana, programmi di recupero urbano (PRU) o programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST).



Art. 58. - Contributi ai comuni e alle province per gli studi geologici, idrogeologici e sismici.

1. La Regione concede contributi:

a) ai comuni, per la realizzazione degli studi geologici di cui all’articolo 57, nella misura massima del 70 per cento delle spese sostenute; qualora lo studio sia realizzato a livello di bacino idrografico da tutti i comuni appartenenti allo stesso, il contributo può raggiungere il 100 per cento delle spese sostenute;

b) alle province, per gli approfondimenti conoscitivi idrogeologici propedeutici al raggiungimento delle intese di cui all’articolo 56, comma 1, lettera e).

2. I contributi sono erogati sulla base di criteri e indirizzi emanati dalla Giunta regionale entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.





Titolo III - NORME IN MATERIA DI EDIFICAZIONE NELLE AREE DESTINATE ALL’AGRICOLTURA



Art. 59. - Interventi ammissibili.

1. Nelle aree destinate all’agricoltura dal piano delle regole sono ammesse esclusivamente le opere realizzate in funzione della conduzione del fondo e destinate alle residenze dell’imprenditore agricolo e dei dipendenti dell’azienda, nonché alle attrezzature e infrastrutture produttive necessarie per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile quali stalle, silos, serre, magazzini, locali per la lavorazione e la conservazione e vendita dei prodotti agricoli secondo i criteri e le modalità previsti dall’articolo 60.

2. La costruzione di nuovi edifici residenziali di cui al comma 1 è ammessa qualora le esigenze abitative non possano essere soddisfatte attraverso interventi sul patrimonio edilizio esistente.

3. Gli indici di densità fondiaria per le abitazioni dell’imprenditore agricolo non possono superare questi limiti:

a) 0,06 metri cubi per metro quadrato su terreni a coltura orto-floro-vivaistica specializzata;

b) 0,01 metri cubi per metro quadrato, per un massimo di cinquecento metri cubi per azienda, su terreni a bosco, a coltivazione industriale del legno, a pascolo o a prato-pascolo permanente;

c) 0,03 metri cubi per metro quadrato sugli altri terreni agricoli.

4. Nel computo dei volumi realizzabili non sono conteggiate le attrezzature e le infrastrutture produttive di cui al comma 1, le quali non sono sottoposte a limiti volumetrici; esse comunque non possono superare il rapporto di copertura del 10 per cento dell’intera superficie aziendale, salvo che per le aziende orto-floro-vivaistiche per le quali tale rapporto non può superare il 20 per cento e per le serre per le quali tale rapporto non può superare il 40 per cento della predetta superficie; le tipologie costruttive devono essere congruenti al paesaggio rurale.

4 bis. Per le aziende esistenti alla data di prima approvazione del PGT, i parametri di cui ai commi 3 e 4 sono incrementati del 20 per cento.

5. Al fine di tale computo è ammessa l’utilizzazione di tutti gli appezzamenti, anche non contigui, componenti l’azienda, compresi quelli esistenti su terreni di comuni contermini.

6. Su tutte le aree computate ai fini edificatori è istituito un vincolo di non edificazione debitamente trascritto presso i registri immobiliari, modificabile in relazione alla variazione della normativa urbanistica.

7. I limiti di cui al comma 4 non si applicano nel caso di opere richieste per l’adeguamento a normative sopravvenute che non comportino aumento della capacità produttiva.

7 bis. Gli edifici ricadenti nelle aree destinate all’agricoltura, dei quali sia prevista la demolizione ai fini della realizzazione d’infrastrutture per la mobilità di rilevanza nazionale e regionale, possono essere ricostruiti anche in deroga alle previsioni del presente articolo, nonché dello strumento di pianificazione comunale, previo accertamento della loro effettiva funzionalità.



Art. 60. - Presupposti soggettivi e oggettivi.

1. Nelle aree destinate all’agricoltura, gli interventi edificatori relativi alla realizzazione di nuovi fabbricati sono assentiti unicamente mediante permesso di costruire; il permesso di costruire può essere rilasciato esclusivamente:

a) all’imprenditore agricolo professionale per tutti gli interventi di cui all’articolo 59, comma 1, a titolo gratuito;

b) in carenza della qualifica di imprenditore agricolo professionale, al titolare o al legale rappresentante dell’impresa agricola per la realizzazione delle sole attrezzature ed infrastrutture produttive e delle sole abitazioni per i salariati agricoli, subordinatamente al versamento dei contributi di costruzione nonché al titolare o al legale rappresentante dell’impresa agromeccanica per la realizzazione delle attrezzature di ricovero dei mezzi agricoli e di altri immobili strumentali, con esclusione di residenze ed uffici e subordinatamente al versamento dei contributi di costruzione;

c) limitatamente ai territori dei comuni indicati nella tabella allegata alla legge regionale 19 novembre 1976, n. 51 (Norme per l’attuazione delle direttive del Consiglio della C.E.E. nn. 159, 160 e 161 del 17 aprile 1972 e della direttiva n. 268 del 28 aprile 1975 nella Regione Lombardia), ai soggetti aventi i requisiti di cui all’articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 352 (Attuazione della direttiva comunitaria sull’agricoltura di montagna e di talune zone svantaggiate) e all’articolo 8, numero 4), della l.r. 51/1976, subordinatamente al pagamento dei contributi di costruzione, per tutti gli interventi di cui all’articolo 59, comma 1.

2. Il permesso di costruire è subordinato:

a) alla presentazione al comune di un atto di impegno che preveda il mantenimento della destinazione dell’immobile al servizio dell’attività agricola, da trascriversi a cura e spese del titolare del permesso di costruire sui registri della proprietà immobiliare; tale vincolo decade a seguito di variazione urbanistica, riguardante l’area interessata, operata dal PGT;

b) all’accertamento da parte del comune dell’effettiva esistenza e funzionamento dell’azienda agricola;

c) limitatamente ai soggetti di cui alla lettera b) del comma 1, anche alla presentazione al comune, contestualmente alla richiesta di permesso di costruire, di specifica certificazione disposta dall’organo tecnico competente per territorio, che attesti, anche in termini quantitativi, le esigenze edilizie connesse alla conduzione dell’impresa.

3. Dei requisiti, dell’attestazione e delle verifiche di cui al presente articolo è fatta specifica menzione nel permesso di costruire.

4. Il comune rilascia, contestualmente al permesso di costruire, un’attestazione relativa alle aree su cui deve essere costituito il vincolo di non edificazione di cui all’articolo 59, comma 6.



Art. 61. - Norma di prevalenza.

1. Le disposizioni degli articoli 59 e 60 sono immediatamente prevalenti sulle norme e sulle previsioni del PGT e dei regolamenti edilizi e d’igiene comunali che risultino in contrasto con le stesse.



Art. 62. - Interventi regolati dal Piano di Governo del Territorio.

1. Gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione ed ampliamento, nonché le modifiche interne e la realizzazione dei volumi tecnici non sono soggetti alle disposizioni del presente titolo e sono regolati dalle previsioni del PGT. Per tali interventi è possibile inoltrare al Comune denuncia di inizio attività.

1 bis. La disciplina di cui al comma 1 si applica anche ai fini della realizzazione di edifici di piccole dimensioni, assentita esclusivamente ai fini della manutenzione del territorio rurale-boschivo, previa presentazione al Comune del relativo atto di impegno, da trascriversi a cura e spese del proponente. Il Piano delle Regole definisce le dimensioni massime e i caratteri dell'edificio, nonché la superficie minima dell'area di riferimento.





Redatto a cura di Umberto Mauri.

Ultima stesura: 12 Febbraio 2010.