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SEGNALAZIONE DATI ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE D’INVERIGO

PER LA STESURA DEL “PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO”


- 1 -



INTRODUZIONE





PROCEDURE DI ANALISI

PER IL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO DI

«INVERIGO, VILLE E COLLI BRIANTEI

LUOGHI DELL’IDENTITÀ»


A. ELENCO DELLE PRINCIPALI PROTEZIONI ESISTENTI



A. LUOGHI CON PROTEZIONE LEGISLATIVA NAZIONALE

a. Beni di notevole interesse storico ed artistico (ex legge 1.6.1939, n. 1089: Ministero Beni Culturali)

1. Villa Crivelli “Il Castello”:

- Torre medioevale vincolo del 15.02.1910 progr. AV 153;

- Villa / castello vincolo del 27.06.1913 progr. AV 155.

2 Villa Cagnola “La Rotonda” edificio e giardino vincolo del 27.06.1913 progr. AV 154.

3. Santuario di S. Maria della noce vincolo del 29.07.1914 progr. AV 166.

4. Oratorio di S. Andrea alla cascina Navello vincolo del 17.09.1925 progr. AV 357.

5. Villa Perego di Cremnago vincolo del 19.04.1979 progr. AV 474.

6. Villa Mezzanotte, giardino e roccolo a Romanò vincolo del 02.08.1989 progr. AV 480.

7. Villa e parco Sormani a Pomelasca vincolo del 08.11.1985 progr. AV 533.



b. Luoghi dichiarati di notevole interesse pubblico (ex legge 2.6.1939, n. 1497: Minist. Pubbl. Istruzione)

1. Viale dei CipressiDecreto Min. Pubbl. Istruz. 28.05.1960.

Dalla strada provinciale alla cascina Navello, con due strisce laterali della profondità di 30 metri, “perché con la sua superba alberatura costituita da cipressi centenari forma un quadro notevole di suggestiva bellezza panoramica”.

2. Strada Valassina inferiore - Decreto Min. Pubbl. Istruz. 08.06.1960.

Una fascia di 40 metri dal ciglio della strada nel tratto che va da Bigoncio fino al limite del cimitero (escluso) … perché oltre a formare un quadro naturale di non comune bellezza, offre dei punti di vista accessibili al pubblico dai quali si può godere l’ampio panorama del caratteristico paesaggio della Brianza, costituito da piccoli nuclei abitati e da una sparsa e varia vegetazione.”

3. Valle attorno alla Rotonda - Decreto Min. Pubbl. Istruz. 13.06.1960.

Dalle strade comunali per Arosio e per Cremnago, dalla provinciale Milano-Erba, ecc. “… perché oltre a formare un quadro naturale di non comune bellezza, offre dei punti di vista accessibili al pubblico dai quali si può godere la suggestiva visione dell’insigne monumento denominato “La Rotonda” circondata da bellissimi ed alti cipressi”.

4. Zona sotto Valle della Rotonda - Decreto Min. Pubbl. Istruz. 08.07.1967.

Fascia di 60 m. a valle della zona già vincolata, partendo da S. Biagio fino al mappale 294 (Valassina e FNM) “perché riveste particolare importanza paesistica in quanto costituisce un pendio collinare che raccorda con l’altura su cui sorge la famosa villa La Rotonda, comprendendone l’episodio panoramico e permettendo la libera visione dell’altura stessa dalla sottostante area pianeggiante”.





B. REGIONE LOMBARDIA: CLASSIFICAZIONE DI SITI E MATERIE



a. Da PTR - PP, Repertori:

1. Luoghi dell’identità (Tavola B); n. 36: “Inverigo, ville e colli briantei.

2. Geositi (Tav. B, C, D); n. 84: “Orrido di Inverigo- Valore prevalente: geomorfologico.

3. Visuali sensibili (Tav. B); n. 31: “Panorama dalla Rotonda d’Inverigo.

4. Punti di osservazione del paesaggio; n. 13: “ Paesaggio delle colline moreniche - Brianza.



b. Vincoli del Comune di Inverigo - Codice Istat: 13118 - (2008; Regione Lombardia)

Codice Bellezze Insieme

Data Decreto Insieme

Data Commissione Insieme

Codice rispetto acqua pubblica

Nome rispetto acqua pubblica


97

8.6.1960

20.12.1957

131301113

Valle di Romanò


98

13.6.1960

20.12.1957

15150023

Fiume Lambro


298

8.6.1967

2.7.1965

15150032

Lambro di Mulinello


96

28.5.1960

20.12.1957

13130112

Fiume Lambro


0



97130112

Fiume Lambro


0



97130121

Roggia di Tabiago


538


11.3.1993

15150033

Torrente Bevera






C. REGIONE LOMBARDIA: INDICAZIONI CARTOGRAFICHE DI AREE PROTETTE



a. da GeolFFINet: Inventario delle frane e dei dissesti idrogeologici della Regione Lombardia

1. Aree di frana:

- Lambro: alveo, arancione: crollo - sponde, nocciola: conoidi - di rispetto, verdino: colamento rapido;

- Roggia Rusp-Paradiso;

- Torrente Bevera (Arosio- Romanò).

b da SIBA: Sistema Informativo Beni Ambientali: Vincoli - Bellezze insieme:

1. Vincoli B: Insieme - perimetrazione delle aree vincolate;

2. Corsi d’acqua: Lambro con area di rispetto fiume (150 m);

3. Alvei fluviali vincolati; (vi è solo il torrente Bevera);

4. Parchi: perimetrazione parco Valle Lambro.

c. da Geo Portale della Lombardia - cartografia:

- Parco Regionale: (area a righe verdi):

- Parco Naturale: (area a verde scuro): comprende La Valle di Inverigo, i boschi di Villa e Romanò, ecc. quali zone ZPS e siti SIC..





Direzione Generale Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia

Paesaggi della Lombardia - Descrizione degli ambiti geografici - 3.8: Brianza.

AMBITI, SITI, BENI PAESAGGISTICI ESEMPLIFICATIVI DEI CARATTERI COSTITUTIVI DEL PAESAGGIO LOCALE.



a - Componenti del paesaggio fisico:

1: Solchi fluviali d’erosione: alveo del fiume Lambro;

2: Orridi: Inverigo

3: Trovanti: Navello (altri da definire);

4: Strati esposti di ceppo: Rusp/Paradiso, scarpata dell’Orrido, cascina Alzacoda, Villa, Romanò, ecc.;

5: Strati esposti di puddinghe (molere): Villa, Romanò, Guiano;

6: Andamento dell’anfiteatro morenico e cordoni collinari: tutto il territorio comunale è interessato con scarpate più o meno elevate e ripide (vedi vincoli idrogeologici).



b. - Componenti del paesaggio naturale:

1. Ambiti naturalistici e faunistici:

- Aste fluviali: Lambro, torrenti Bevere, rogge e sorgenti varie (vedere cartografia)

- Stagni palustri:Carpanea ex cave Giussani, Garzaie valle Orrido, ex cave Fornacette, ecc.;

- Luoghi umidi: Carpanea valle a N, Rusp/Paradiso, Partocche di Romanò, Guiano, Cremnago N, ecc.;

2. Ambiti boschivi: Rusp/Paradiso, Valle d’Inverigo, boschi di Villa/Romanò, Partocche, Cremnago N, ecc.;



c. - Componenti del paesaggio agrario: ambiti del paesaggio agrario particolarmente connotati

1. Ronchi: ;

2. Alberature stradali: di cipressi a Inverigo in via XXV Aprile e in via Cagnola, a Cremnago in via Monte Sabotino - di tigli a Pomelasca in via Alberto da Giussano -

3. Alberature ornamentali: il Viale dei Cipressi dal Gigante al Navello;

4. Alberature prospettiche legate a residenze nobiliari:

5. Dimore rurali a elementi giustapposti a portico e loggiato: cascina





Regione Lombardia: PTR-PP

Località significative: Si tratta di oggetti di tipo puntuale posti in prossimità di una località sulla C. T. R. (Carta Tecnica Regionale) al tratto alla scala 1:10.000.

Comune di Inverigo:

Carpanea - Casale Chiesa - Cascina Alzacoda - Cascina Belvedere - Cascina Bettolino - Cascina Comunetto - Cascina Crivellina - Cascina Dada - Cascina Duno - Cascina Gasperi - Cascina Immacolata - Cascina Mondina - Cascina Mondina - Cascina Pomelasca - Cascina Pampello - Cascina Quadra - Cascina Ruspo - Cascina san Giuseppe - Cascina sant` Angelo - Cascinetta - Cremnago - Fornacetta - Gheglio - Guiano - La Rotonda - Mandresca - Mongosio - Navello - Novate - Romanò Brianza - Santuario Madonna della Noce - Valle Sorda - Villa Romanò.



Provincia di Como - PTCP

STUDIO INCIDENZA SU HABITAT - SITI NATURA



2.2.1.2 Le Unità di paesaggio

Il PTCP, in quanto elemento strategico del Piano del Paesaggio, assolve ai compiti di riconoscere i valori ed i beni paesistici, di assumerli quali fattori qualificanti della disciplina dell’uso e delle trasformazioni del territorio e dispone le azioni per mantenere e migliorare la qualità del paesaggio.

In riferimento a questi contenuti paesistici, il PTCP individua la “rete ecologica provinciale” quale strumento per l’analisi e la salvaguardia degli aspetti concernenti la biodiversità, e predispone la “carta del paesaggio”, quale strumento per l’analisi e la salvaguardia degli aspetti concernenti il valore percettivo e relazionale degli elementi di interesse paesaggistico.

In particolare il PTCP, fra le altre cose, dettaglia e definisce le unità tipologiche di paesaggio del Piano Territoriale Paesistico Regionale, individua i principali scenari paesaggistici (landmark) e gli altri valori paesistici, analizza i rapporti tra le unità di paesaggio e la viabilità di fruizione panoramica e ambientale, ridefinisce gli “ambiti di elevata naturalità”, individua le principali situazioni di degrado e di criticità paesistico - ambientale ed individua le aree assoggettate al vincolo di cui al D.Lgs 41/2004.

Gli elementi di rilevanza paesistica segnalati sono:

• “principali crinali e vette;

principali corpi d’acqua (laghi, fiumi, torrenti)

rilevanze geomorfologiche (gole, pareti, piramidi di terra, circhi glaciali e morene, massi erratici, grotte, zone carsiche, cascate);

zone umide;

ambiti di interesse paleontologico;

scenari di grande rilevanza (landmark) e luoghi dell’identità;

punti panoramici;

principali vie di comunicazione di interesse storico e relativi manufatti;

rete stradale, ferroviaria e sentieristica che intercetta scenari di rilevanza paesaggistica;

testimonianze della civiltà rurale: nuclei rurali tradizionali, alpeggi, terrazzamenti;

principali presenze archeologiche (insediamenti, incisioni, infrastrutture);

principali elementi di archeologia industriale.”

Il PTCP definisce le seguenti direttive generali per la pianificazione paesaggistica:




Regione Lombardia

ALLEGATO A

AGGIORNAMENTO DEI CRITERI ED INDIRIZZI PER LA DEFINIZIONE DELLA COMPONENTE GEOLOGICA, IDROGEOLOGICA E SISMICA DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO, IN ATTUAZIONE DELL’ART. 57 DELLA L.R. 11 MARZO 2005, N. 12



AMBITI DI APPLICAZIONE

Devono realizzare uno studio geologico conformemente alla presente direttiva:

a) i comuni che non hanno mai proceduto a realizzare alcuno studio geologico di supporto alla pianificazione urbanistica esteso all’intero territorio comunale o con studio non ritenuto conforme, a seguito di istruttoria effettuata dalle competenti strutture regionali;

b) i comuni rientranti negli Allegati B e C della d.g.r. 7/7365 che non hanno mai avviato l’iter di adeguamento al PAI ai sensi del punto 5 della medesima d.g.r. 7/7365 (tab. 1 dell’Allegato 13, con la dicitura “non avviato”);

c) i comuni che hanno realizzato uno studio geologico esteso all’intero territorio comunale prima dell’entrata in vigore della l.r. 41/97 ancorché ritenuto ad essa conforme (con d.g.r. 6/37920 del 6 agosto 1998) e non hanno successivamente più provveduto ad aggiornarlo;

d) i comuni che hanno realizzato uno studio geologico ai sensi della l.r. 41/97 esteso all’intero territorio comunale ma che, dopo la redazione del medesimo, hanno subito modifiche dell'assetto geomorfologico a causa di eventi naturali e/o loro effetti indotti (anche connessi a episodi sismici).

Tutti i Comuni sono comunque tenuti ad aggiornare i propri studi geologici ai sensi della presente direttiva relativamente:

- alla componente sismica e, qualora non abbiano già provveduto a farlo:

- alla cartografia di sintesi e di fattibilità, che deve essere estesa all’intero territorio comunale;

- all’aggiornamento delle carte dei vincoli, di sintesi e di fattibilità, con relativa normativa, riguardo alle perimetrazioni delle fasce fluviali e delle aree a rischio idrogeologico molto elevato.



PARTE 1 – ASPETTI METODOLOGICI

La metodologia proposta per la redazione della componente geologica dei P.G.T. si fonda sulle seguenti fasi di lavoro: fase di analisi (a sua volta suddivisa in fase di ricerca storica e bibliografica, compilazione della cartografia di inquadramento e fase di approfondimento/integrazione), fase di sintesi/valutazione e fase di proposta.



1. Fase di analisi

1.1 Ricerca storica e bibliografica

La ricerca storica è finalizzata ad acquisire una conoscenza il più approfondita possibile del territorio in esame, con particolare riferimento a fenomeni di dissesto o esondazioni pregressi e ad alterazioni dello stato del territorio ancorché non più riconoscibili, nell’ottica della prevenzione e della previsione di nuovi scenari di rischio.

Si basa sulla raccolta dei dati e della documentazione esistente; è propedeutica alla predisposizione della cartografia di analisi e alla stesura della relazione.



2 Fase di sintesi/valutazione

La fase di sintesi/valutazione è definita tramite la carta dei vincoli, che individua le limitazioni d’uso del territorio derivanti da normative in vigore di contenuto prettamente geologico, e la carta di sintesi, che propone una zonazione del territorio in funzione dello stato di pericolosità geologico-geotecnica e della vulnerabilità idraulica e idrogeologica.



2.1 Carta dei vincoli

La carta dei vincoli deve essere redatta su tutto il territorio comunale alla scala dello strumento urbanistico comunale.

Devono essere rappresentate su questa carta le limitazioni d’uso del territorio derivanti da normative e piani sovraordinati in vigore di contenuto prettamente geologico con particolare riferimento a:

- Vincoli derivanti dalla pianificazione di bacino ai sensi della l. 183/89 (cfr. Parte 2 -

- Raccordo con gli strumenti di pianificazione sovraordinata) ed in particolare:

- Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, approvato con d.p.c.m. 24 maggio 2001 (Elaborato n. 8 – Tavole di delimitazione delle Fasce Fluviali);

- Piano Stralcio delle Fasce Fluviali approvato con d.p.c.m. 24 luglio1998 (in particolare per quanto riguarda la perimetrazione delle fasce fluviali del Fiume Po);

- Quadro del dissesto (come presente nel SIT regionale) derivante:

o dall’aggiornamento effettuato ai sensi dell’art. 18 delle N.d.A. del PAI per i comuni che hanno concluso positivamente la verifica di compatibilità;

o dall’Elaborato 2 del PAI “Atlante dei rischi idraulici ed idrogeologici” (quadro del dissesto originario) per i comuni che non hanno proposto aggiornamenti e non li propongono con lo studio di cui alla presente direttiva;

o dalle proposte di aggiornamento trasmesse all’Autorità di Bacino, per i comuni compresi nell’Allegato A alla d.g.r. 7/7365, tramite carta del dissesto elaborata d’ufficio dalla Regione Lombardia sulla base dei contenuti degli studi geologici ritenuti già compatibili con le condizioni di dissesto presente o potenziale, ai sensi dell’art. 18, comma 1, delle N.d.A. del PAI;



- Quadro del dissesto proposto in aggiornamento al vigente con lo studio di cui alla presente direttiva, come specificato al paragrafo “Carta del dissesto con legenda unificata a quella del PAI”.

Resta inteso che il quadro del dissesto deve essere comprensivo anche delle aree perimetrate negli Allegati 4.1 e 4.2 all’Elaborato 2 del PAI (“aree rosse” e “aree verdi”), nonché delle aree a rischio idrogeologico molto elevato introdotte con i successivi aggiornamenti al PS267.



4 Contenuti della relazione geologica generale

deve essere composta da due elaborati, la relazione illustrativa e le norme geologiche di piano. La relazione raccoglie la documentazione cartografica prodotta e tutte le informazioni di base utilizzate per lo studio (sintetizzate nelle apposite schede) che non sono state oggetto di apposita cartografia o che nella cartografia sono state aggregate o sintetizzate in vario modo.

In particolare raccoglie:

- gli esiti della ricerca storica e le relative schede;

- l’inquadramento meteo climatico e nivologicoe avvalendosi, in particolare dei dati meteoclimatici più recenti resi disponibili dalle reti idrometeorologiche di ARPA e della Protezione Civile della Regione Lombardia;

- descrizione corsi d’acqua naturali e artificiali sotto l’aspetto idrografico, idrologico e idraulico … ;

- descrizione dell’assetto geologico e strutturale dell’area in esame tenendo conto delle finalità applicative dello studio geologico. Devono essere descritte litologia e le facies delle unità rilevate nell’area in esame, con particolare riguardo alle peculiarità locali. Anche per i depositi quaternari devono essere specificate, per le diverse categorie evidenziate, i caratteri tessiturali, le classi granulometriche, il grado di cementazione, l’alterazione, fornendo al contempo indicazioni sulle principali caratteristiche geotecniche dei terreni desunte da dati esistenti;

- descrizione delle principali forme e processi geomorfologici rilevati valutandone attività e ricorrenza anche sulla base dei dati storici raccolti … ;

- descrizione dell’assetto idrogeologico dell’area. Devono essere riportate le serie storiche disponibili (di pozzi a stratigrafia nota) relativamente alla falda libera, evidenziando le minime soggiacenze (ed i periodi di riferimento). Deve essere definita la vulnerabilità intrinseca degli acquiferi sfruttati ad uso idropotabile e dell’acquifero superficiale e sottolineati tutti i problemi presenti nell'area in esame dovuti a ristagni e difficoltà di drenaggio, nonché segnalate le emergenze naturali e artificiali della falda. Devono essere allegate tutte le stratigrafie (comprensive di schema di completamento) dei pozzi disponibili, in particolare quelle dei pozzi utilizzati per la piezometria, raccolte e allegate le analisi chimiche disponibili e rappresentative degli acquiferi analizzati ed effettuato un bilancio idrogeologico ricariche/prelievi al fine di VALUTARE LA DISPONIBILITÀ IDRICA, INTESA COME LIMITE ALLO SVILUPPO INSEDIATIVO/PRODUTTIVO DEL TERRITORIO COMUNALE o di porzioni dello stesso, verificando ed integrando le informazioni raccolte sul territorio con quanto contenuto nel Programma di Tutela e Uso delle Acque (PTUA), approvato dalla Giunta Regionale con d.g.r. 8/2244 del 29 marzo 2006;

- descrizione degli ambiti di pericolosità omogenea individuati in cartografia nella carta di sintesi;

- descrizione delle aree riconosciute come passibili di amplificazione sismica … ;

- descrizione del processo diagnostico che ha condotto il professionista all’eventuale declassamento di determinate aree rispetto alle classi di ingresso indicate nella Tabella 1;

- una descrizione delle opere realizzate (idrauliche, di sistemazione dei dissesti ecc.) con una valutazione sullo stato di conservazione delle stesse ed una valutazione, seppur in chiave prevalentemente qualitativa, dell’efficacia ed efficienza delle stesse.


PARTE 2 - RACCORDO CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE SOVRAORDINATA

La componente geologica dei Piani di Governo del territorio deve recepire, come livello di conoscenze di base, le determinazioni dei Piani Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico approvati dall’Autorità di Bacino del fiume Po e … dei PTCP Provinciale.



5 Piani stralcio di bacino

I Piani Stralcio di Bacino a cui fare attualmente riferimento sono i seguenti:

A. il Piano Stralcio delle Fasce Fluviali del fiume Po (PSFF), approvato con d.p.c.m. 24 luglio 1998;

B. il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico del Bacino del fiume Po (PAI), approvato con d.p.c.m. 24 maggio 2001 e successive varianti e integrazioni (variante approvata con d.p.c.m. 10/12/2004 riguardante il Fiume Lambro nel Tratto dal Lago di Pusiano alla confluenza con il Deviatore Redefossi);



5.1 PAI e PSFF

Il PAI comprende tra l’altro:

a) una cartografia del dissesto che individua le aree soggette ad instabilità dei versanti, fenomeni valanghivi e dissesti della rete idrografica minore;

b) una cartografia con la delimitazione delle fasce di pertinenza fluviale, che individua le aree soggette a diversi gradi di pericolosità idraulica;

c) l’insieme di norme che disciplinano l’utilizzo del territorio e che in particolare forniscono indirizzi alla pianificazione urbanistica nelle aree in dissesto e soggette a rischio idraulico;

d) i criteri generali per la progettazione e la gestione delle opere idrauliche e di sistemazione dei versanti, nonché i criteri per la gestione del reticolo idrografico artificiale in relazione a quello naturale.



Più in particolare la normativa del PAI di cui al precedente punto c) disciplina:

- le azioni e le norme d’uso riguardanti l’assetto della rete idrografica e dei versanti (Titolo I);

- l’assetto delle fasce fluviali dei corsi d’acqua principali di pianura e fondovalle (Titolo II).

Si evidenzia che le disposizioni del Titolo II non si riferiscono alle aree di esondazioni per fenomeni torrentizi (Ee, Eb, Em) contenute nella delimitazione delle aree in dissesto;



I COMUNI CHE NON HANNO ANCORA CONCLUSO LA VERIFICA DI COMPATIBILITÀ di cui al punto precedente (il cui elenco è riportato nella tab. 1 dell’Allegato 13) applicano i vincoli di cui all’art. 9 delle N.d.A. del PAI sulle aree contenute nell’Elaborato 2 del PAI. Tali comuni, al fine di raggiungere la compatibilità dei propri strumenti urbanistici ai sensi dell’art. 18 delle N.d.A. del PAI, dovranno dotarsi di studio geologico conforme ai presenti criteri ed esteso all’intero territorio comunale.

Qualora intendano invece proporre modifiche ed aggiornamenti di singole aree in dissesto presenti nell’Elaborato 2 del PAI, dovranno predisporre studi di dettaglio condotti secondo le metodologie di cui agli Allegati 2 - Parte II, 3 e 4. In questo caso non si intende raggiunta la compatibilità ai sensi del citato art. 18 su tutto il territorio comunale.



Tutti gli studi di cui sopra devono essere inviati alla competente struttura regionale, unitamente a due copie cartacee della carta del dissesto e ad una copia su supporto informatico in formato ArcView compatibile, al fine della verifica di coerenza con le metodologie di cui agli Allegati 2 - Parte II, 3 e 4 e della trasmissione all’Autorità di Bacino della proposta di aggiornamento all’Elaborato 2 del PAI, nonché dell’aggiornamento del Sistema Informativo Territoriale, ai sensi dell’art. 3 della legge 12/05.



La trasmissione all’Autorità di Bacino del fiume Po da parte delle strutture regionali avverrà una volta completato l’iter amministrativo di adeguamento dello strumento di pianificazione comunale alle risultanze dello studio geologico secondo le procedure di cui alla l.r. 12/05.


PARTE 3 - PROCEDURE DI COORDINAMENTO DELL’ATTIVITÀ ISTRUTTORIA

- I professionisti (geologi e ingegneri) che hanno redatto gli studi generali o di dettaglio ai sensi della presente direttiva devono rilasciare al comune, ciascuno per le proprie competenze, una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà comprovante la congruità tecnica dello studio ai presenti criteri, utilizzando la scheda di cui all’Allegato 15 (“Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi dell’art. 47, d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445”).



- Qualora gli studi redatti ai sensi della presente direttiva contengano proposte di aggiornamento al PAI o proposte di riperimetrazione delle aree a rischio idrogeologico molto elevato, i Comuni, prima dell’adozione del P.G.T. e successive varianti, sono tenuti ad acquisire il parere delle competenti strutture regionali, trasmettendo lo studio geologico completo (versione cartacea – con carta del dissesto con legenda uniformata a quella del PAI in duplice copia – e informatizzata).



Una volta completato l’iter amministrativo di adeguamento dello strumento di pianificazione comunale o di approvazione del nuovo P.G.T., i Comuni devono trasmettere alla Regione l’atto relativo all’approvazione stessa per consentire la trasmissione all’Autorità di Bacino delle proposte di aggiornamento al quadro del dissesto o alle aree a rischio idrogeologico molto elevato.





Definito il 10 gennaio 2010.